mercoledì 7 dicembre 2011

STORIA: appunti sulla storia cretese



video-lezione: http://www.oilproject.org/lezione/arte-e-civilta-minoica-il-palazzo-di-cnosso-872.html


ARTHUR EVANS E LA SCOPERTA ARCHEOLOGICA DELLA CIVILTA' MINOICA
Fino alla fine dell'800 si sapeva poco o nulla della storia antica dell'isola di Creta. I miti greci raccontavano la storia del re Minosse, del Labirinto costruito da Dedalo, del Minotauro che vi era rinchiuso, dell'eroe ateniese Teseo che lo uccide aiutato dalla figlia del re cretese, Arianna. Anche Omero nell'Odissea accenna alle "novanta città" della bella e ricca isola. Ma si trattava solo di miti.
Le cose cominciarono a cambiare quando, nel 1900, un nobile inglese, sir Arthur Evans, cominciò a scavare   nei terreni dove, nel corso di 5 anni, riporterà alla luce il palazzo di Cnosso, una delle più grandi scoperte dell'archeologia. 

sir Arthur Evans
CRONOLOGIA
Per periodizzare la storia cretese, il criterio più semplice è quello, ideato dall'archeologo Nicolas Platon,  che tiene conto delle fasi evolutive dei palazzi di Cnosso, Festos e Mallia.


PERIODO PRE-PALAZIALE
  
IV millennio a.C. – 1.900 a.C.
Prima della costruzione dei palazzi
PERIODO PROTO-PALAZIALE

1.900 a.C. – 1.700 a.C.
Periodo dei palazzi antichi
PERIODO NEO-PALAZIALE

1.700 a.C. -1.425 a.C.
Periodo dei nuovi palazzi
PERIODO POST-PALAZIALE
1.425 a.C. – 1.100 a.C.



LA CIVILTA' DEI PALAZZI



Situata al centro del Mediterraneo orientale, poco distante da Grecia, Egitto, Anatolia e costa siro-palestinese, ricca di baie e insenature ideali per costruirvi porti, ricca di foreste e sorgenti ideali, Creta godeva di una situazione geografica e ambientale assai favorevole. I primi uomini vi giunsero, pare, attorno al 6.000 a.C. Nel III millennio gli abitanti dell'isola seppero costruire una vasta rete di rapporti commerciali tale da garantire un vero e proprio dominio sui mari (talassocrazia). Forse il mito del Minotauro, al quale la città di Atene  doveva offrire come tributo sette giovani uomini e sette giovani donne ogni anno, non è altro che il ricordo di una antica sottomissione.

E' appunto attorno al 1.900 a.C. che sorgono in diverse località dell'isola una serie di grandiosi palazzi. L'archeologia ci dice che questi palazzi furono ridotti in macerie contemporaneamente attorno al 1.700 a.C., quasi certamente per effetto di un violentissimo terremoto. Alcuni studiosi suggeriscono che questi edifici potrebbero essere stati distrutti in seguito a un'invasione militare, ma l'ipotesi appare improbabile: essi vennero ricostruiti immediatamente, più splendidi di prima e, come prima senza mura difensive (fatto improbabile se l'isola avesse davvero sperimentato delle distruzioni frutto di un'invasione nemica).

Il palazzo di Cnosso ricostruito da Evans è proprio quello ricostruito dopo le distruzioni del 1.700: si tratta di una serie di ambienti disposti attorno a un ampio cortile centrale (un secondo grande cortile si trovava nella zona occidentale), sviluppati su più livelli sfruttando in maniera suggestiva le ondulazioni del territorio con scalinate, porticati, giardini pensili, etc. Vi si trovavano un santuario, un'area destinata agli spettacoli, servizi igienici, sale da bagno.

rovine del palazzo di Cnosso
I cortili erano finalizzati ad accogliere un numero consistente di persone, forse per il periodico svolgimento di raduni, feste, cerimonie. Quello occidentale (nella foto a destra) era attraversato da un marciapiede lastricato (probabilmente un sentiero preferenziale) che porta a grandi contenitori circolari rivestiti in pietra (forse utilizzati in occasione di processioni rituali  con distribuzioni o consegna di cereali ).

Probabilmente la funzione principale del palazzo non era residenziale. Si tratta di grandi strutture derivate dall'assemblaggio di spazi riservati alle attività più varie. Certamente i palazzi erano importanti centri di vita economica: vi si custodivano le eccedenze dei raccolti agricoli, vi si svolgevano varie attività artigianali, come la produzione di beni di lusso (ceramica dipinta, gioielli...).

RELIGIONE
La religione cretese, a differenza di quella egizia e mesopotamica, non innalzava templi o santuari situati sotto forma di edifici monumentali : è una religione naturale e i suoi i luoghi di culto erano nelle grotte o presso boschi e fonti. Particolarmente venerata era una divinità femminile simile alla cosiddetta Grande Madre, dea della fertilità tipica delle società agricole del Neolitico mediterraneo.


la dea dei serpenti
Tale dea presiedeva all'attività riproduttiva di piante, animali e uomini e rappresentava la forza vitale della natura. Ad essa è collegabile la figura del toro, molto venerato a Creta (basti pensare al mito del Minotauro). E' l'animale più frequentemente sacrificato alla Grande Madre. 
Al culto del toro sono riferibili anche giochi rituali di cui si trovano diverse rappresentazioni artistiche, come la taurokathapsìa, durante la quale un sacerdote si lancia verso animale in corsa, ne afferra le corna e esegue capriola sul dorso dell’animale. La figura del toro è collegata al culto della fertilità maschile. 


taurokathapsia
In alcune località della Francia sud-occidentale e della Spagna si celebrano tutt'oggi giochi analoghi:



SCRITTURA
Per conoscere la storia cretese possiamo utilizzare quasi esclusivamente gli strumenti dell'archeologia. Questo non perchè a Creta non si utilizzasse la scrittura, ma perchè non possediamo ancora la chiave per interpretarla.
Sappiamo che sull'isola di Creta, nel periodo che stiamo analizzando sono stati usati almeno tre tipi di scrittura.
La prima scrittura, cosiddetta "geroglifica", è documentata da un celebre reperto archeologico: il disco di Festo


disco di Festo

Si tratta di un oggetto di argilla, risalente forse al XVIII sec. a.C, rinvenuto in una stanza all'interno del palazzo di Festo.Su di esso, disposti a spirale su ambedue le facce, sono impressi 241 segni. A differenza delle scritture mesopotamiche, questi segni non furono tracciati con uno stilo, ma impressi con piccoli timbri (45, come il numero di segni diversi tra loro). Gli storici hanno tentato diverse ipotesi per decifrare questa scrittura: dono certi che non si tratti di una scrittura alfabetica (45 segni sarebbero troppi), nè ideografica (allora sarebbero troppo pochi). Ritengono invece che ogni segno corrisponda a una sillaba, come accadeva in altre scritture dell'epoca.

Non si è potuto andare oltre queste ipotesi perchè è mancato l'aiuto che ha permesso di decifrare, per esempio, le scritture cuneiformi e i geroglifici egizi: un testo bilingue (o plurilingue, come la stele di Rosetta) che consentisse di utilizzare la scrittura conosciuta per decifrare interpretare quella ignota.

In parte contemporanea alla scrittura "geroglifica", ma più diffusa nella successiva fase neo-palaziale, era la cosiddetta scrittura lineare A, tutt'oggi non decifrata.

lineare A
Quando nel XV sec. a.C. Creta venne invasa da un popolo proveniente dalla Grecia, i micenei, questi modificarono la lineare A per adattarla alla loro lingua, una forma arcaica di greco. Ne nacque una scrittura sillabica detta lineare B.
Quest'ultima fu decifrata nel 1952 da Micheal Ventris, un inglese che, lavorando per i servizi segreti durante la 2° Guerra Mondiale, aveva acquisito una grande abilità nella decifrazione dei codici nemici.

lineare B

Nessun commento:

Posta un commento